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Uno scultore che non scolpisce

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''Un’oasi d’orrore in un deserto di noia''. Charles Baudelaire lo stesso Clapis radiografato ai raggi-x dentro una sua opera Federico Calpis ama l'impossibile: uscire fuori dalle righe: proiettare sulla tela la sua massa corporea, così nascono le 'sculture'  Addolorata concezione  e  Connection  (realizzate sul raggi-x del suo corpo). Così l'artista è letteralmente dentro l'opera in scala ridotta: si realizza il sogno tardo (anzi tardissimo) novecentesco, risalente al '99, di Carmelo Bene: 'non bisogna realizzare dei capolavori, ma essere capolavori'.[per chi non lo conoscesse rimando a  questa  sua divertentissima intervista al Maurizio Costanzo show] addolorata concezione  Non so se Clapis abbia pensato a Carmelo Bene. La differenza tra i due è però fondamentale: Clapis vive in un'epoca in cui deve autoprodursi e destreggiarsi tra l'ascesa e la caduta di uno o l'altro social (lo spiega bene nell' intervis...

''Io odiavo Antonio Moresco, però... lo odio ancora''

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 ''Le nostre sono le prime generazioni umane a vivere al cospetto di un'estinzione di specie'' (Antonio Moresco,  Il grido , 2018) Antonio Moresco. Tentare una summa di questo autore da me tanto odiato, amato, apprezzato e in definitiva comunque frequentato spesso. Da questo mese è anche 'attore' con il film tratto dal suo romanzo breve  La lucina . Il vero esordio nel mondo conosciuto per Antonio Moresco sono le  Lettere a Nessuno,  letto dal grande pubblico dopo decenni di tentativi di uscire allo scoperto. Pubblicato alla fine da Einaudi in una nuova edizione nel 2011 contiene, tra le altre cose, anche il resoconto delle peregrinazioni - fallite- per farsi accettare i manoscritti degli altri romanzi. E' l'esordio critico e ribelle di Antonio Moresco - i suoi veri esordi, in ordine cronologico, sono gli  Esordi  (romanzo, Feltrinelli, 1998), la codirezione di  Nazione Indiana , e della rivista anche cartacea  Primo Amore   (i numer...

Una letteratura indie? - Luciano Funetta, Mario Desiati, Antonio Moresco

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''C'è papa Francesco e il Frosinone il serie A'' (Frosinone, scritta e cantata da Calcutta, al secolo Edoardo D'Erme) Scrivo questo articolo e non ci penso più. Mi hai fatto a pezzi la voce, questa è la prima personalità della voce indie. L'indie non è altro che l'indipendente (abbreviazione per) che nasce negli Stati Uniti come Indipendent Music . Proprio come dei missili l'Indie reclama, anche in Italia, l'uscita dall'Industrial per differenziarsi in Indie. In queste righe ho citato qualche locuzione di Frah Quintale, Gazzelle, Giorgio Poi e Calcutta. Si prova, si prega, ci si strugge e distrugge a volte, per reclamare una, appunto, indie pendenza da quanto successo prima (e durante): guerre, crisi economica, e non aggiungerei altro e senza approfondire per ora. La voce indie non tiene in sé un fallimento, seppure sia caratterizzata da sofferenza (il timbro vocale di Gazzelle in Sayonara è emblematico) e a volte da esteriorizzazione...

I cantanti non sono poeti? - Allen Ginsberg, la poesia polacca, David Gilmour, Calcutta

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  " I cantanti non sono poeti"?   E' vero che i cantanti non sono poeti: e i poeti non sono cantanti. Anche se la poesia è nata come canzone collettiva e non come lettura collettiva, e solo dopo molti secoli è sorta l'abitudine e la possibilità della lettura individuale su libri. L'errore sta nel considerare il testo separato dalla musica, in questo caso il testo delle canzoni diventa incomprensibile; mentre con la musica e la voce assume tutto un significato preciso o polisemico (comprensibile a diversi piani): è famosa la scena all'inizio del film Le iene di Tarantino in cui i banditi si interrogano di 'cosa parla' Like a Virgin  di Madonna, ognuno  ha le sue opinioni: parla di una donna insicura, parla di una prostituta, di una donna che non prova orgasmi... La musica leggera è spesso costruita così. Recentemente Edoardo d'Erme, in arte Calcutta racconta proprio così in Mainstream le sue storie, suscettibili delle più diverse interpretazio...

''E così vorresti fare lo scrittore?' Cos'è la poesia?(Non lo so)

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'La prosa non ha che a gittare un po' di soffio per spegnere ogni fiamma di poesia: essa non ha che a dirle: -Tu sei una malattia!' (De Sanctis) Per Croce tutti scriviamo fino a diciott'anni, dopo continuano solo due categorie: i poeti, e i cretini. Per Umberto Eco invece la poesia corrisponde all'acne giovanile (infatti si dedica ai saggi per trent'anni e solo nel 1980 ritorna alla creatività con  Il nome della rosa ). Molti scrivono per far bella figura con gli amici, con una ragazza, per leggere una poesia ad una festa, per alzarsi in un bar e declamarla (come succedeva in Russia ai tempi dello Zar e ancora oggi in Italia qualche pazzo vi si cimenta, come Roberto Mercadini e la slam poetry piuttosto in forma in tutta Italia, dalle mie parti bravi i Mitilanti), o magari a scuola hanno l'infelice idea di dare come consegna una cosa che non dovrebbe mai essere un compito: la poesia. Già, perchè la poesia è esattamente l'opposto: non può nascere in...

La letteratura cambia la vita o porta al suicidio?

E' un caso che molti giovani adolescenti nell'ottocento si suicidarono dopo aver letto i Dolori del giovane Wether ? Cos'è che cambia veramente la vita, mi chiedo oggi. L'arte è inutile si dice dall'ottocento ad oggi. Ed è vero. Allora cosa cambia la vita? Le donne? Gli uomini? I soldi? Il lavoro? Il successo? Forse a cambiare la vita sono tante piccole cose ed ognuno ha le sue. A mio parere più di tutto è la serenità a cambiare la vita. Anche la letteratura per certi versi contribuisce all'evoluzione della nostra anima nel corso della vita, ci indirizza sotteraneamente, per esclusione. Non è razionale come un plannig, un libro di motivazione o un libro di psicologia: la letteratura funziona per archetipi, grandi simboli, i quali possono condurci sia al bene che al male a seconda di come li inserisce, consapevolmente o meno, lo scrittore: LA LETTERATURA ITALIANA COSTELLATA DI SCRITTORI DEPRESSI CONDUCE DUNQUE AL MALE, si potrebbe dire perché le programmazioni ...

Più vicini troppo lontani

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Tecnologia, comunicazione e decostruzione del simbolico Pensavo ancora una volta alla musica. E quando inizio a pensare alla musica finisco sempre nel campo della comunicazione e della cultura. Per me, è anche un modo di pensare all'uomo, ai suoi desideri, ai suoi limiti, alla realtà che si è costruito intorno.  La musica è di certo un simbolo della realtà e un'allegoria del pensiero. Pensiamo a un esempio solo: se si ascoltano i primi secondi della Notte sul monte calvo di Mussorskj; sopprattutto se prima si è letto il titolo della sinfonia, si percepirà forse il movimento dei primi violini come se fosse un vento vorticoso: ovviamente non sentirete il vero rumore del vento (altrimenti non sarebbe più un simbolo), ma il simbolo che ascoltate, probabilmente vi rimanderà proprio al rumore di un vento vorticoso . Ho preso un esempio dalla musica classica perchè fare esempi eclatanti di simbolismo nella musica leggera sarebbe stato fin troppo facile: con la musica elettronic...