La letteratura cambia la vita o porta al suicidio?

E' un caso che molti giovani adolescenti nell'ottocento si suicidarono dopo aver letto i Dolori del giovane Wether?
Cos'è che cambia veramente la vita, mi chiedo oggi. L'arte è inutile si dice dall'ottocento ad oggi. Ed è vero. Allora cosa cambia la vita? Le donne? Gli uomini? I soldi? Il lavoro? Il successo?

Forse a cambiare la vita sono tante piccole cose ed ognuno ha le sue. A mio parere più di tutto è la serenità a cambiare la vita. Anche la letteratura per certi versi contribuisce all'evoluzione della nostra anima nel corso della vita, ci indirizza sotteraneamente, per esclusione. Non è razionale come un plannig, un libro di motivazione o un libro di psicologia: la letteratura funziona per archetipi, grandi simboli, i quali possono condurci sia al bene che al male a seconda di come li inserisce, consapevolmente o meno, lo scrittore: LA LETTERATURA ITALIANA COSTELLATA DI SCRITTORI DEPRESSI CONDUCE DUNQUE AL MALE, si potrebbe dire perché le programmazioni archetipiche inconsce contenute in molti libri portano all'insuccesso o alla depressione (a prova concreta il fatto che questi stessi scrittori in alcuni casi si sono suicidati, come per esempio Cesare Pavese, che ha usato archetipi fallimentari in tutta la sua scrittura, senza nulla togliere alla qualità estetica della sua opera). Di questo non bisognerebbe parlare anche nelle scuole, analizzando non solo l'opera, ma tutta la personalità dei nostri personaggi storici: scrittori, statisti, ecc e mostrare, con uno sguardo più intelligente, le motivazioni che potrebbero averli condotti a certe scelte linguistiche o militari che fossero?
La letteratura a mio parere non dovrebbe essere solo bellezza, nè stagnazione, nè depressione; la letteratura non dovrebbe solo dar luogo ad altra letteratura, ma ad altra vita: la letteratura con i suoi insegnamenti rende inutile la letteratura stessa, così come ogni materia seria dovrebbe rendere inutile se stessa, altrimenti diventerebbe schiavitú (per questo la tecnologia non rendendo inutile se stessa, ma rendendosi anzi sempre più indispensabile non è un'arte -ma una tecnica).

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