Cento poesie d'amore a Ladyhawke, Michele Mari: un'autenticità non solo letteraria

Amore vero quello di Michele Mari per 'Ladyhawke': perchè si sente in queste pagine: chissà chi è/ è stata Ladyhawke per Mari... che valore aveva il poeta? Un'amica, una conoscente, un'amante, o una donna intravista sull'autobus, o solo un'invenzione letteraria? Allo stesso modi chi era Silvia per Leopardi? chi fu Lesbia per Catullo? Donne immaginarie, invenzioni letterarie, la moglie irraggiungibile di un tribuno?
Nel caso di Michele Mari sono persuaso dell'autobiografismo di queste poesie...perché sono poesie vissute, e l'amore non mente, neppure su carta. Fin qui potrebbe anche trattarsi dei Baci Perugina, che pure non mentono nella loro ingenuità. Ma il libro è elevatissimo, tortuoso, semplice e profondo allo stesso tempo, genuino, ma anche molto colto ed erudito: qualità queste ultime che nascondono sicuramente un sorrisetto accademico: Mari sa di essersi inserito perfettamente nella tradizione: dalla poesia d'amore del mondo latino a quella del medioevo, fino ad oggi: vengono in mente i carmi di Catullo, come le rime petrose di Dante, ma questo non toglie nulla al valore umano e all'autenticità non solo letteraria del sentimento. Siamo lontani, per fortuna, dall'esercizio di stile, o dallo sfoggio letterario anche dal punto di vista forme: queste 'Cento poesie' sono un vero equilibrio di forma e autenticità sia nel contenuto che nella lingua: dall'italiano parlato oggi, compresi termini volgari, fino alla riesumazione di 'tartufi linguistici maleodoranti' (come piacerebbe dire ad un critico letterario infoiato), tipo parole in disuso, termini aulici, parole in inglese, in francese o in latino ed anche inere citazioni in lingua straniera.   
Da leggere per ricordare un amore, ravvivarlo, ma sopprattuto dopo un amore finito male. 
Come la poesia d'amore ha spesso fatto, Mari esce dal realismo trasformando questo amore in un <<permanente principio>>, in una relazione virtuale mai finita, di un <<fidanzamento>> consumato ritualmente tra i loro fantasmi, tra i loro animali-alterego (Ladyhawke è infatti l'inglese per Donna-civetta). 
Mari coglie anche l'occasione per dire che il fallimento è stato, dal punto di vista letterario, un bene, e presumibilmente un male solo dal punto di vista reale, infatti se fosse andata diversamente sarebbe diventato un <<romanzo uggioso>>, dubbioso se sia stato un bene o un male che <<non ti ho mai visto i piedi/ non ti ho mai vista in camicia da notte/ non ti ho mai visto lavarti i denti>>, conclude l'ultima delle 'Cento poesie' <<il fior della mia vita/ il fior che non sfiorisce/ è il fiore che non sfioro>>. Alcuni atteggiamenti letterari tipici della poesia d'amore, come Mari sa bene, che aiutano ad arginare il momentaneo fallimento, permettendo di far pace con l'immagine di LadyHawke.

Ho provato a recitare quelle che mi hanno emozionato di più:





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